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venerdì, febbraio 18, 2005

Pinuccia

Quando ero piccolo mia nonna aveva l’usanza di regalarmi il pigiama. Il suo pusher di fiducia era la Pinuccia, una vecchia pluriottuagenaria che gestiva una piccola merceria, in cui era possibile trovare quasi di tutto, la cui visione della moda si era arenata ai primi anni del secolo.
Con cadenza semestrale (stagione calda/stagione fredda), mia nonna andava dalla Pinuccia, entrava nel negozio e pronunciava le fatidiche parole: “Pinuccia, ta ga l’è un bel pigiamin per el me Lisander? (trad: Pinuccia ce l’hai un bel pigiamino per il mio Alessandro?)”
La Pinuccia annuiva solennemente e scompariva dietro una minuscola porticina. Stava via per ore ed ore per poi riapparire con una montagna di scatole di pigiami, tutti rigorosamente Irge.
Mia nonna si caricava come un mulo e si incamminava verso casa dove avveniva il rito della scelta: i pigiami venivano disposti sul tavolo del soggiorno e mi venivano proposti ad uno ad uno. ù
Se non avete mai visto i pigiami della Irge non potete capire l’inutilità del gesto.
I pigiami Irge si presentano con pantalone in tinta unita, colore verde marcio o celeste smunto (a seconda della tonalità in voga in quell’anno), con l’elastico in fondo, giacca con 3 bottoni, colletto, decorazioni con ipnotiche fantasie geometriche (rombi, quadratini, linee, etc) o, negli anni in cui la moda si presentava più estrosa, improbabili disegni di sicura provenienza aliena.
Potete guardarli per giorni, ma non troverete nessuna differenza tra uno e l’altro.
Dopo un lasso di tempo variabile tra l’ora e la settimana (ricordo che il 1977 fu un anno molto difficile per scegliere), accordavo la mia preferenza ad un modello che mi avrebbe accompagnato nelle mie notti.
Tutto questo è andato avanti da quando avevo 4 anni fino ad un’età che non cito per pudore (ma avevo smesso di mettere il pigiama; me lo facevo regalare, per poi chiuderlo in un cassetto), quando finalmente ho confessato a mia nonna che i pigiami della Pinuccia non erano proprio quanto di più gradevole un essere umano potesse immaginare.
Ancora adesso mia nonna non mi parla.

Epilogo:
stamattina mi sveglio, esco assonnato dalla camera per andare a preparare il caffè. In corridoio incontro Andrea, il mio coinquilino. Mi guarda e sorride. È in pigiama.
Io trasalisco: il pigiama ricorda qualcosa di vagamente familiare… pantalone in tinta unita, color vinaccia (questa è una novità!!) con l’elastico in fondo; giacca con 3 bottoni e colletto e decorata con dei motivi sinusoidali…
Incubi dimenticati ritornano prepotentemente alla luce, una sensazione di terrore mi gela il sangue…
La Pinuccia è ancora viva!

1 Comments:

  • a quando il tuo coinquilino si chiama Andrea????????????????????????

    By Anonymous Anonimo, at 10:39 AM  

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