Casello
Ore 3.05.
Nonostante il mio abbigliamento degno dell’omino Michelin (dal basso verso l’alto: stivali-calzettonidasci-pantalonidivelluto-pantaloniimobottiti-maglietta-maglioncino-maglionedilana-giacconeimbottito-giaccantipioggia-guantidilana-guantidamoto-paracollo-casco), arrivo al casello di Melegnano completamente ibernato.
Un unico casello aperto. Rallento e mi fermo.
La casellante è un personaggio inquietante, degno dell’ora notturna: una donna enorme, un misto tra Andrè The Giant (noto lottatore catch che pochi estimatori ricorderanno) e Platinette.
Bionda ossigenata, mascara e fondotinta messi con la cazzuola, con una parure di collane finto-oro-vera-plastica che farebbe impallidire B.A. Baracus.
E’ talmente grossa che mi chiedo come abbiamo potuto farla entrare nel casello: penso ad una autogrù oppure potrebbero averla messa li e poi hanno costruito il gabbiotto attorno…
Biascico un “Bnsra” con la mascella ghiacciata.
Mi squadra infastidita. Sicuramente l’ho distolta da qualche interessante articolo-gossip su Carlo d’Inghilterra o sull’ultimo flirt della Arcuri (nel frattempo ho deciso che mi sta antipatica… “Sorry, sei l’unico casello aperto, anche io avrei fatto a meno di incontrarti stanotte…”).
Le passo il tagliando. Lo guarda come se le avessi rifilato un candelotto di dinamite acceso. Dopo qualche secondo il suo neurone le ricorda che il suo ruolo di casellante le impone dei doveri.
Ritira il biglietto e lo infila nella macchinetta.
10,40 €
Sfilo a fatica il portafoglio, mollo i 10 € (che al contrario del tagliando vengono presi al volo mentre ancora li stavo tirando fuori dal portafoglio).
Poi dico “Aspetti, ho i quaranta centesimi”.
Trovo il portamonete e le rifilo i 40 cent (anche questi presi al volo).
Aspetto la sbarra che si alzi. Niente. Mi giro e la guardo. Mi guarda. Stiamo li a fissarci per un pò e vi garantisco che non è un bel vedere… (“Cristo sono le 3.10, voglio andare a casa!!!”)
Casellante (con un accento di un camionista della val Brembana): “Mi hai dato 40 centesimi”
Io: “Si”
Casellante: “E basta…”
(Cazzo, sta provando anche a fare la cresta?!?)
Io: “No, guardi che le ho dato anche altri soldi”
La casellante lancia un muggito pensieroso; dallo sguardo vacuo e poco intelligente temo che stia valutando se insistere con la pantomima, uccidermi, farmi a pezzi e buttarmi in pasto ai maiali o farmi passare.
Io voto la terza opzione. Fortunatamente anche lei.
Casellante: “Ah, si, eccoli qua i 10 €. Ciao, va…”
Metto la prima e riparto a tutta velocità….
Nonostante il mio abbigliamento degno dell’omino Michelin (dal basso verso l’alto: stivali-calzettonidasci-pantalonidivelluto-pantaloniimobottiti-maglietta-maglioncino-maglionedilana-giacconeimbottito-giaccantipioggia-guantidilana-guantidamoto-paracollo-casco), arrivo al casello di Melegnano completamente ibernato.
Un unico casello aperto. Rallento e mi fermo.
La casellante è un personaggio inquietante, degno dell’ora notturna: una donna enorme, un misto tra Andrè The Giant (noto lottatore catch che pochi estimatori ricorderanno) e Platinette.
Bionda ossigenata, mascara e fondotinta messi con la cazzuola, con una parure di collane finto-oro-vera-plastica che farebbe impallidire B.A. Baracus.
E’ talmente grossa che mi chiedo come abbiamo potuto farla entrare nel casello: penso ad una autogrù oppure potrebbero averla messa li e poi hanno costruito il gabbiotto attorno…
Biascico un “Bnsra” con la mascella ghiacciata.
Mi squadra infastidita. Sicuramente l’ho distolta da qualche interessante articolo-gossip su Carlo d’Inghilterra o sull’ultimo flirt della Arcuri (nel frattempo ho deciso che mi sta antipatica… “Sorry, sei l’unico casello aperto, anche io avrei fatto a meno di incontrarti stanotte…”).
Le passo il tagliando. Lo guarda come se le avessi rifilato un candelotto di dinamite acceso. Dopo qualche secondo il suo neurone le ricorda che il suo ruolo di casellante le impone dei doveri.
Ritira il biglietto e lo infila nella macchinetta.
10,40 €
Sfilo a fatica il portafoglio, mollo i 10 € (che al contrario del tagliando vengono presi al volo mentre ancora li stavo tirando fuori dal portafoglio).
Poi dico “Aspetti, ho i quaranta centesimi”.
Trovo il portamonete e le rifilo i 40 cent (anche questi presi al volo).
Aspetto la sbarra che si alzi. Niente. Mi giro e la guardo. Mi guarda. Stiamo li a fissarci per un pò e vi garantisco che non è un bel vedere… (“Cristo sono le 3.10, voglio andare a casa!!!”)
Casellante (con un accento di un camionista della val Brembana): “Mi hai dato 40 centesimi”
Io: “Si”
Casellante: “E basta…”
(Cazzo, sta provando anche a fare la cresta?!?)
Io: “No, guardi che le ho dato anche altri soldi”
La casellante lancia un muggito pensieroso; dallo sguardo vacuo e poco intelligente temo che stia valutando se insistere con la pantomima, uccidermi, farmi a pezzi e buttarmi in pasto ai maiali o farmi passare.
Io voto la terza opzione. Fortunatamente anche lei.
Casellante: “Ah, si, eccoli qua i 10 €. Ciao, va…”
Metto la prima e riparto a tutta velocità….


2 Comments:
Che nostalgia...
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Anonimo, at 4:24 AM
Hola Principe, bentornato!!
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il.giallo, at 2:21 PM
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