Scooter
Milano. Primavera. Primi caldi.
Spuntano come funghi gli scooteristi. Ecco le tipologie più diffuse.
Manager
Elegantissimo nel suo piumino smanicato, le scarpe superluccicanti e con l’immancabile telefonino, sfreccia a bordo del suo maxiscooter alla velocità del Concorde in mezzo al traffico paralizzato. Il suo habitat naturale è la circonvallazione interna di Milano. Nel caso in cui debba oltrepassare queste colonne d’Ercole, torna a casa a prendere il SUV e il passaporto.
Al semaforo rosso non si ferma mai perché mica ha del tempo da perdere.
Pischella Milano-bene
Gira per Milano con il casco a scodella tappezzato da tutti i gadget immaginabili (orecchiette da gatto, codino del maiale, protuberanze del trombiculide, spine dello scozzone, etc. ). Anche in pieno inverno, con nebbia e neve sfoggia fiera i suoi occhiali da sole con lenti delle dimensioni di un televisore al plasma. Solitamente siede esattamente sulla punta della sella ed assume una postura eretta che le dona un’aria vissuta (che ai più da quella vaga impressione che le abbiano infilato un palo nel culo).
Al semaforo rosso non si ferma perché quest’anno non è di moda.
Tamarro di periferia
Lo si può vedere sfrecciare a bordo del suo (quasi) normale scooter. In realtà, dopo qualche piccola elaborazione, il dueruote in oggetto è stato equipaggiato con il motore dello Space Shuttle. Raramente viaggia a velocità inferiori a quella del suono.
Non si ferma al semaforo rosso perché i freni li ha tolti per alleggerire il mezzo.
Il freddoloso
Il freddoloso vive l’utilizzo dello scooter come un alpinista in inverno durante una tormenta sul Bianco. E si veste di conseguenza. Non usa mai abbigliamento tecnico da moto ma esclusivamente residuati trovati in casa: vecchi guanti da sci firmati Zeno Colò, sciarpa di lana e tarme, passamontagna, colbacco del nonno che ha fatto la campagna di Russia, giubbotto in pelle anni 60, scarponcini col pelo e l’immancabile giornale che copre la pancia. Si scioglie prima dell’arrivo di Luglio.
Al semaforo rosso non si ferma perché altrimenti sverrebbe per la caldazza.
Spuntano come funghi gli scooteristi. Ecco le tipologie più diffuse.
Manager
Elegantissimo nel suo piumino smanicato, le scarpe superluccicanti e con l’immancabile telefonino, sfreccia a bordo del suo maxiscooter alla velocità del Concorde in mezzo al traffico paralizzato. Il suo habitat naturale è la circonvallazione interna di Milano. Nel caso in cui debba oltrepassare queste colonne d’Ercole, torna a casa a prendere il SUV e il passaporto.
Al semaforo rosso non si ferma mai perché mica ha del tempo da perdere.
Pischella Milano-bene
Gira per Milano con il casco a scodella tappezzato da tutti i gadget immaginabili (orecchiette da gatto, codino del maiale, protuberanze del trombiculide, spine dello scozzone, etc. ). Anche in pieno inverno, con nebbia e neve sfoggia fiera i suoi occhiali da sole con lenti delle dimensioni di un televisore al plasma. Solitamente siede esattamente sulla punta della sella ed assume una postura eretta che le dona un’aria vissuta (che ai più da quella vaga impressione che le abbiano infilato un palo nel culo).
Al semaforo rosso non si ferma perché quest’anno non è di moda.
Tamarro di periferia
Lo si può vedere sfrecciare a bordo del suo (quasi) normale scooter. In realtà, dopo qualche piccola elaborazione, il dueruote in oggetto è stato equipaggiato con il motore dello Space Shuttle. Raramente viaggia a velocità inferiori a quella del suono.
Non si ferma al semaforo rosso perché i freni li ha tolti per alleggerire il mezzo.
Il freddoloso
Il freddoloso vive l’utilizzo dello scooter come un alpinista in inverno durante una tormenta sul Bianco. E si veste di conseguenza. Non usa mai abbigliamento tecnico da moto ma esclusivamente residuati trovati in casa: vecchi guanti da sci firmati Zeno Colò, sciarpa di lana e tarme, passamontagna, colbacco del nonno che ha fatto la campagna di Russia, giubbotto in pelle anni 60, scarponcini col pelo e l’immancabile giornale che copre la pancia. Si scioglie prima dell’arrivo di Luglio.
Al semaforo rosso non si ferma perché altrimenti sverrebbe per la caldazza.


5 Comments:
credo di rientrare a diritto nel freddoloso, col casco storto e l'attrezzatura dei cucini poveri....
anche se l'orecchia sul casco sai che mi attrae.
So che queste parole ti distanziano, irrimediabilmente. Ne prenderò la responsabilità.
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Anonimo, at 1:29 PM
Nooooooooo, le orecchie sul casco noooooo!!!!!
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il.giallo, at 11:38 AM
fortuna cugi che non rientro nella categoria pischella milano-bene,perchè sia come età che come esempio(vedi mio fratello)ci siamo..
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Anonimo, at 6:53 PM
fortuna cugi che non rientro nella categoria pischella milano-bene!!!perchè come età ci siamo..ma hai avuto la meglio su mio fratello e la straccioneria ha vinto!!
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Anonimo, at 6:56 PM
Giorgia, non ho capito niente di quello che hai scritto...
studia che ti devi maturare quest'anno!
PS ma devo farti la tesina di storia?
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il.giallo, at 1:27 PM
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