vadoaviveredasolo

lunedì, febbraio 13, 2006

Esame #2

Esame di Storia dell’Europa Orientale.
La prof. si presenta agguerrita e a tema vestita: colbacco in testa, cappotto veterocomunista, bottiglia di vodka e Pravda sottobraccio.
Mi scruta con occhi inquisitori, mi punta un faro in faccia in stile KGB e spara la prima domanda:
Prof: “Tovarich, parliamo del congresso di Berlino”

Questa la so…
Io: “bla, bla. Bla, etc.”

Prof: “Bene, quali sono le conseguenze sulla carta geografica d’Europa?”

Questa forse la so…
Io: “bla, bla, mmmhh, bla, etc…”

Prof: “Quali stati arrivano all’indipendenza? Faccia attenzione: indipendenza, non autonomia!”

Questa mi sa che non la so…
Io: “Dunque… mmmhhh. La Serbia… No?!?”

Prof: “Si, poi?”. Inizia ad alzare la voce; intuisce che le mie certezze iniziano a vacillare.

Io: “Mmmmhhh, la Romania…”

Prof: “Poi??”. È finita, ha scovato un punto debole. Sorride perfida e bolscevica.
Io: “ehm.. mmmhhhh, dunque…”

Prof : “Forza, è facile… uno Stato proprio li vicino… su che lo sa…” Mi guarda sadica e crudele e decide di godersi quei miei silenzi imbarazzati ancora qualche minuto.

Io: “Dunque.. abbiamo già detto Serbia e Romania… rimane quindi…”

Prof: “Dai che è facile… Le do un aiuto: uno stato con cui anche i Savoia si sono imparentati con un matrimonio…”

Naturalmente questo indizio, fondamentale per la lei, risulta completamente privo di utilità: non seguo i gossip sui Savoia adesso, figuriamoci se sono informato su quelli di 120 anni fa!
Cerco di pensare all’altro indizio, quello sulla vicinanza geografica, elencando tutta la serie di stati confinanti.
Dopo qualche istante di silenzio giunge il momento in cui in un esame si deve prendere il coraggio a due mani: o si ammette barbinamente la propria ignoranza, oppure si spara completamente a caso mostrando sicumera.

Ho scelto la seconda strada. Ho simulato una improvvisa illuminazione, ho fatto l’espressione di quello che non riesce a capacitarsi di come non abbia fatto a ricordarsi prima la risposta giusta e ho sparato: “Ah, si! L’Albania!”

Prof: “Ma va la! Il Montenegro!”

Io: “Ah, si, è vero! Proprio quello volevo dire… scusi, mi sono confuso con… stavo pensando a… si, si, si, il Montenegro. È che… appunto, il Montenegro. Ecco. Ehm…”. Prima o poi imparerò a stare zitto quando non so la risposta…

Esame

Prof: "Mi parli del Tribunale Penale Internazionale per l’Ex-Jugoslavia: come è costituito, gli organi, come funziona..."

Io: "Si... bè, questa parte del corso forse è quella su cui sono meno preparato; ho preferito approfondire gli argomenti relativi ai concetti alla base del lavoro del Tribunale piuttosto che la parte riguardante la struttura del Tribunale stesso. Quindi non credo di ricordare proprio nei particolari il funzionamento del Tribunale... "

Prof: "Capisco, capisco. Bè, allora parliamone senza scendere nei particolari. Parliamone in generale"

Io. "Bè, sinceramente non credo di ricordare il funzionamento del Tribunale nemmeno in generale..."

martedì, febbraio 07, 2006

SPQR #2


Roma, ore 15,32.

Riesco finalmente a prendermi un po’ di pausa per andare a pranzo.
Entro in un bar vicino alla sede: deserto.
Dietro al bancone, immobile, il cameriere, anche se potrebbe essere una statua raffigurante un uomo con grembiule.
Mi fermo e aspetto di ordinare.
Dopo qualche minuto in cui non vengo minimamente preso in considerazione, cerco di attirare la sua attenzione; il massimo che ottengo è uno sguardo stranito, pure un po’ scocciato, tipo “’zzo guardi?”.
Tossisco. Niente.
“Scusi…”. Niente.

Nel frattempo entrano altri clienti, che ordinano da bere e da mangiare e si mettono al bancone o ai tavoli. Il cameriere sempre immobile. Comincio a credere che sia morto, ma degli impercettibili segni di respiro vanificano questa mia speranza.

Dopo l’ennesima ordinazione si ode come un ”gong”; all’improvviso il cameriere si sveglia dal suo coma, gli occhi gli si iniettano di sangue, muggisce, emette vapore e fischi come una locomotiva, si mette in moto ad una velocità simile a Speedy Gonzales e in 4 secondi, urlando “dutramezzini-uncaffèc’acremina-ducappucci-unochiaromanonsmorto-unococcacao-unmaritozzoc’anutella-trepaste-’napizzetta-ducochecole-caffèddorzo”, sforna tutte le ordinazioni, serve ai tavoli, pulisce il banco, carica una lavastoviglie, parla di calcio con gli uomini e fa il cascamorto con le clienti gnocche. Poi si sente uno strano rumore si ferraglia che si ingrippa e, nello stesso modo in cui si è animato, si spegne e ritorna a fissarmi con la sua faccia ebete.

Mi guardo intorno. Tutti stanno mangiando e bevendo allegramente. L’unico stronzo senza niente sono io.
“Un tramezzino e una coca” e aspetto il mio turno…