vadoaviveredasolo

lunedì, febbraio 28, 2005

Oscar

Marco parla dei premi Oscar:

"D’altra parte Scorsese aveva Di Caprio.
Era ovvio non avrebbe vinto… come per il Titanic. Perché nel Titanic il vero protagonista è la barca. E alla barca non puoi fargli fare l’attore o l’attrice protagonista e quindi che oscar gli dai?"

Domani scrivo all'Academy e lo propongo per un posto in giuria...

Treno

Negli ultimi tempi si moltiplicano le segnalazioni sui ritardi dei treni.
Esco dal coro e spezzo una lancia a favore di Trenitalia. Il treno per Bologna stamattina è partito subdolamente in orario.
Talmente in orario che non ho fatto in tempo a scendere…

venerdì, febbraio 25, 2005

Organigramma

Personaggi ed interpreti

Partner

Antonio – capo indiscusso del nostro ufficio. C’è e non c’è (rispettivamente quando non serve e viceversa). Buono come il pane.

Capoccia

Francesco
– schematico ed efficiente, professionale e distaccato, non commette mai un errore. Si vocifera che non sia un uomo, bensì sia un robot di produzione giapponese.

Sottocapoccia

Marco
- È il vero prototipo dell’ingegnere. Simpatico come Schifani e bello come Alvaro Vitali, pochi capelli, si veste con lo stile e i colori di un dirigente del PCUS sovietico negli anni ’60 tranne che per le cravatte dove sfoggia improbabili estri artistici con stampe Disneyane, flora e fauna varia, arditi accostamenti di colori e intrecci fluorescenti.

Sottoposti

Fabio
(programmatore ) - ligure anche lui. Arriva in ufficio, si siede e non si alza più fino a fine giornata. Nelle rare pause che fa, si porta appresso il pc. Si distrae solo per dialogare con Marco (e mentre parla continua a scrivere sul pc).

URDC

Io - Omissis –

Viola - modella e web designer, vive in un mondo parallelo a quello degli umani. Memorabile in suo ingresso in ufficio in pattini.

Andrea (programmatore URDC) - genovese, tirchio come Paperon de Paperoni, risparmia i centesimi sul cibo per poi dilapidare patrimoni nel suo hobby per gli acquari, comprando pesci improbabili e rarissimi che sopravvivono massimo 20 minuti. Nell’ultima tornata (10 pesci provenienti da qualche mare tropicale) c’era un piccolo esemplare cannibale che ha sterminato l’intero acquario.

Mattia (programmatore URDC) - alle Olimpiadi delle lamentele sarebbe da podio. Qualsiasi cosa non va mai bene: musica, clima, frasi, amici, colleghi, compiti assegnati. Ha da ridire su tutto. Versione maschile della “spaccacazzi” (di sui parleremo più avanti).

giovedì, febbraio 24, 2005

Musica, maestro!

Oggi nessun capoccia. Scatta la musica a volume alto!

Io: "Ragazzi, mettiamo un pò di musica?"
I sottoposti, all'unisono: "Siiiiiiiiiiiiiiiii!"

Parte Guccini

Mattia: “Cos’è sta merda?!?”
Marco: “Ma vaffanculo te e Guccini”
Viola: “Nooo, Guccini no, mi mette l’angoscia… non ce l’avete l’album di quel ragazzino sassofonista diventato famoso perché l’hanno sentito suonare per caso e adesso ha fatto un album?”

Cambio. REM

Mattia: “Cos’è sta schifezza?!? Ancora i REM? ti ho già detto che fanno cagare!!”
Viola: “Bello, mi piace”
Mattia: “Viola, tu di musica non capisci un cazzo!”.

Cambio. Mano Negra.

Viola: “Questa mi piace”
Mattia: “A me fa cagare. Ma li senti? Ma che musica è? Un’accozzaglia di suoni… ma ti sembra una canzone questa?”
Marco: “Abbassa il volume”
Andrea: “No, alza che questa è bella!”
Viola: “Avete mai ascoltato Fermin Muguruza?”

Le voci si animano e si accavallano, si sprecano complimenti ed insulti sugli altrui gusti musicali, si formano alleanze e si sciolgono amicizie in funzione del gruppo citato, volano vaffanculi e tudimusicanoncapisciuncazzo a ripetizione….

Abbandono la speranza di trovare una canzone conciliatrice. Metto le cuffie.

Mentre attacca “Aida” di Rino Gaetano, sento Andrea chiedere di poter ascoltare i “Latte e i suoi derivati”.
Marco lo guarda di sottecchi e mormora tra se e sé “ma vaffanculo…”

martedì, febbraio 22, 2005

Dopo pranzo

Questa è una mail che Marco, l'ingegnere di cui ho già parlato, ha inviato a tutto l'ufficio per lamentarsi di aver trovato la sala riunioni in disordine.
Vi pregherei di leggerla con la massima attenzione poichè, a mio modesto avviso, è uno degli esempi di comicità involontaria più riusciti degli ultimi anni.

"Siccome sfortuna ha voluto che alle 15.00 ho dovuto fare un colloquio per una nuova assunzione in sala riunione. Vorrei invitarvi alla prossima occasione di eliminare tutto quello che è servito per il pranzo (bottiglie di acqua birra coccola) e ha ordinare un le sedie in maniera appropriata. Questo perché con il ragazzo di oggi non avremmo fatto la massima impressione, pazienza. Immaginate se oggi entrava alla stessa ora un cliente con Paolo e Manuele. Fate voi…….

Grazie Ciao"

lunedì, febbraio 21, 2005

Riunione di lavoro (informale) - Atto I

Attori

Marco: ingegnere (quello della telefonata)
Andrea: programmatore URDC (Ultima Ruota Del Carro)
Antonio: Partner (così c’è scritto sul biglietto da visita, il che vuol dire che comanda)
I sottoposti: tutti gli altri.

ATTO I

Open space. Attività lavorativa frenetica di tutti gli astanti (me compreso). “California girls” dei Beach Boys in sottofondo.

Marco (urlando): “ANDREA! Vieni qua!!”
Andrea: “Io?!?”

Andrea si alza e titubante si avvicina alla postazione di Marco.

Marco (ad alta voce): “Ma come cazzo fa a funzionare questo ciclo?? Questo ciclo funziona a buco di culo”

Andrea: “Ma è possibile che tutto quello che faccio io funzioni a buco di culo?! Eppure funziona. Questa è programmazione avanzata!”

Antonio (parlando da dietro una colonna che lo nasconde): “Avanzata da che?”

Applausi e risate dei sottoposti.

Andrea (mentre si incammina verso il suo posto): “Sono un incompreso. Voi non capite. Tutti i geni sono incompresi all’inizio”

Marco: “ma vaffanculo…”

Fine atto I.

venerdì, febbraio 18, 2005

Pinuccia

Quando ero piccolo mia nonna aveva l’usanza di regalarmi il pigiama. Il suo pusher di fiducia era la Pinuccia, una vecchia pluriottuagenaria che gestiva una piccola merceria, in cui era possibile trovare quasi di tutto, la cui visione della moda si era arenata ai primi anni del secolo.
Con cadenza semestrale (stagione calda/stagione fredda), mia nonna andava dalla Pinuccia, entrava nel negozio e pronunciava le fatidiche parole: “Pinuccia, ta ga l’è un bel pigiamin per el me Lisander? (trad: Pinuccia ce l’hai un bel pigiamino per il mio Alessandro?)”
La Pinuccia annuiva solennemente e scompariva dietro una minuscola porticina. Stava via per ore ed ore per poi riapparire con una montagna di scatole di pigiami, tutti rigorosamente Irge.
Mia nonna si caricava come un mulo e si incamminava verso casa dove avveniva il rito della scelta: i pigiami venivano disposti sul tavolo del soggiorno e mi venivano proposti ad uno ad uno. ù
Se non avete mai visto i pigiami della Irge non potete capire l’inutilità del gesto.
I pigiami Irge si presentano con pantalone in tinta unita, colore verde marcio o celeste smunto (a seconda della tonalità in voga in quell’anno), con l’elastico in fondo, giacca con 3 bottoni, colletto, decorazioni con ipnotiche fantasie geometriche (rombi, quadratini, linee, etc) o, negli anni in cui la moda si presentava più estrosa, improbabili disegni di sicura provenienza aliena.
Potete guardarli per giorni, ma non troverete nessuna differenza tra uno e l’altro.
Dopo un lasso di tempo variabile tra l’ora e la settimana (ricordo che il 1977 fu un anno molto difficile per scegliere), accordavo la mia preferenza ad un modello che mi avrebbe accompagnato nelle mie notti.
Tutto questo è andato avanti da quando avevo 4 anni fino ad un’età che non cito per pudore (ma avevo smesso di mettere il pigiama; me lo facevo regalare, per poi chiuderlo in un cassetto), quando finalmente ho confessato a mia nonna che i pigiami della Pinuccia non erano proprio quanto di più gradevole un essere umano potesse immaginare.
Ancora adesso mia nonna non mi parla.

Epilogo:
stamattina mi sveglio, esco assonnato dalla camera per andare a preparare il caffè. In corridoio incontro Andrea, il mio coinquilino. Mi guarda e sorride. È in pigiama.
Io trasalisco: il pigiama ricorda qualcosa di vagamente familiare… pantalone in tinta unita, color vinaccia (questa è una novità!!) con l’elastico in fondo; giacca con 3 bottoni e colletto e decorata con dei motivi sinusoidali…
Incubi dimenticati ritornano prepotentemente alla luce, una sensazione di terrore mi gela il sangue…
La Pinuccia è ancora viva!

Gedeone

Gedeone è un bassotto di tre mesi. Pelo nero, lucido. Occhi dolcissimi.
Dorme tutto il giorno e quando si sveglia e ti vede, per l’emozione, si piscia addosso…
Uno spettacolo!

Mi piacerebbe avere un bassotto.

giovedì, febbraio 17, 2005

Semplice

Tempo fa ho chiesto a Marco, l’ingegnere che lavora di fronte a me, di spiegarmi come potevo collegare il portatile alla televisione per poter vedere i film scaricati da Internet.

Questa la sua mail di risposta (riportata fedelmente):
“Per il cavo è molto semplice devi prendere un caso S-Video preso rotonda con quattro piedini e un convertitore da S-Video a SCART ameno che il televisore non abbia un ingresso S-Video. Poi ovviamente ti servono i cavi per l’audio a meno che questo non vuoi continuare a sentirlo dal PC, I cavi per l’audio sono dalla parte del PC una spina tipo walkman e dall’altra due normali spine da Hi-Fi da mettere anche loro nel convertitore S-Video SCART ameno che anche in questo caso il televisore non abbia un attacco diretto. Considera che queste sono le situazioni classiche poi possono esserci delle varianti. Due osservazioni controlla la scheda video del PC per sapere che uscita hai se S-Video presa rotonda con 4 fori o la presa per il composito un solo foro. Secondo se hai il cavo S-Video su alcuni televisori solitamente i più vecchi vedi l’immagine ma in bianco e nero.”

Ho fatto la tessera al cinema.

mercoledì, febbraio 16, 2005

Approccio

"Finchè dal mezzo di queste tenebre, una luce improvvisa mi illuminò, una luce così brillante e portentosa, eppure così semplice.
Cambiare i poli da positivo a negativo e da negativo a positivo.
Io solo sono riuscito a scoprire il segreto di infondere la vita. Macchè anche di più, io proprio io sono divenuto capace di animare nuovamente la materia inanimata…

SI PUO’ FARE!!"

martedì, febbraio 15, 2005

Meteo

Dicono che Dicembre, Gennaio e Febbraio siano stati molto freddi.
Sinceramente io non me ne sono accorto...

lunedì, febbraio 14, 2005

Telefono

Lavoro in un open space. Davanti a me, Marco, ingegnere, trentaepassaenne.
Riceve due tipi di telefonate. Dalla madre e dalla fidanzata.

Conversazione tipo con la madre: “Ciao Mamma, tutto bene, si, si, si, no, no, no, no, (alza il tono di voce), NO, NO, HO DETTO NO!!! (urlando) NON MI CHIAMARE PIU’!!! (riattacca)… che rompicoglioni…”

Conversazione tipo con la fidanzata: “(melenso) Ciaoooo, tutto bene, si, si, si, no, no, no, no, (abbassa il tono di voce), si, si, ma, si, hai ragione (bisbiglia) io pensavo…, si si, hai ragione, va bene… (tono normale) Bacio. Smack!!!! (riattacca)… che rompicoglioni…”

venerdì, febbraio 11, 2005

Dolcezza

Scostarsi i capelli dagli occhi…
È straordinario quanta dolcezza ci può essere in uno dei gesti più semplici del mondo.

BUM!

Scendo e guardo le macchine mezze incastrate. La mia ha il paraurti che penzola a terra e un altro paio di pezzi sparsi per la strada. La sua è messa un po’ peggio.

Io: “Ma ragazzi, non l’avete visto il divieto di accesso?”
Lui: “Si, l’ho visto, ma ero in ritardo.”
Io: “…”

Costatazione amichevole. Sipario.

giovedì, febbraio 10, 2005

Franco

Franco è il proprietario del bar di fronte al mio ufficio. Databile tra il mesozoico il paleolitico, un ciuffo di capelli (ancora per poco), folti baffi neri.
Non sorride mai.
Un uomo perennemente stanco. Apre il bar alle la mattina prestissimo e lo chiude a notte fonda. Lui è sempre presente. Non fa mai pausa. A colazione, pranzo, aperitivo lui è sempre dietro il bancone, da solo.

Colazione
Le brioche di Franco sono l’antitesi dall’arte pasticcera. Sfoggia vassoi multiscelta (cioccolato, crema, marmellata e tutte le altre varietà tipiche), ma il sapore non varia scegliendo una o l’altra, sanno tutte di bruciato. Alcune sono li da quando mi hanno assunto nel 2000.

Pranzo
Per pranzo Franco sfoggia una vetrinetta di piatti coloratissimi che riscalda in un prototipo di microonde del 1934. I piatti vanno dal classico (banali paste e risotti) agli accostamenti più fantasiosi: polenta e gulasch (solitamente a Luglio inoltrato), cozze ripiene di cassoela, insalatone agli avanzi. Ma il piatto forte rimane la paella del venerdì. Un cumulo di risotto dal colore giallo fosforescente sulla cui cima capeggia una cozza semiaperta di sfumature arancio-verdi e al cui interno sono presenti ricordi di flora e fauna marina (similgamberetti, imitazioni di totani, etc.). Bellissima a vedersi (i giapponesi si fermano a fotografarla), temibilissima negli effetti. Ha fatto più vittime lei che la peste del ‘300.

L’aperitivo
Alle 18.00 puntuale Franco sfodera tartine e focaccine varie, ripiene di affettati e verdurine sottolio che fanno venire coliche e dalori di stomaco solo a guardarle. Alle 18.01 arrivano gli Unni, un gruppo di vecchietti temibilissimi, che ordinano ettolitri di campari col bianco. Le tartine sono loro proprietà: se qualche incauto avventore si avvicina, alcuni iniziano a ringhiare. Gli Unni si cibano esclusivamente delle tartine di Franco; è ancora un mistero come possano sopravvivere.

La sera
Fortunatamente la sera torno a casa; non so cosa succede nel bar di Franco e spero di no saperlo mai…

mercoledì, febbraio 09, 2005

Bellezza

Serata con coriandoli e trombette, sigaretta e tisana, musica e dediche, chiacchiere e sorrisi.
Tante piccole cose semplici di una bellezza disarmante, che ti fanno sognare e vivere, che ti fanno vedere un orso polare in mezzo ad una tempesta di neve!

lunedì, febbraio 07, 2005

Bologna

Una chiesa un po’ nascosta, una sigaretta sui gradoni, il freddo, una piacevole compagnia…

E chi ha voglia di tornare a Milano?

martedì, febbraio 01, 2005

piazza Libia

Seduto, da solo in piazza Libia,
vedo uno splendido sorriso e un bicchiere di plastica che rovescia spumante...
e piango.